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Mezzi d'assalto 1940-1945

 

Questa breve guida vuole essere una prima introduzione ai principali mezzi d'assalto della Decima: nulla di troppo pesante e tecnico da leggere. Giusto qualche appunto per stimolare il lettore a conoscere il frutto dell'ingegno italiano durante (e non solo) il secondo conflitto mondiale, per approfondire l'argomento e poter consultare il volume disponibile presso la Segreteria Nazionale di Milano:


"I Mezzi d'assalto della Xa Flottiglia Mas 1940-1945, di E. Bagnasco e M. Spertini, ed. Albertelli Editore".

  
La Segreteria Nazionale di Milano vuole ringraziare sentitamente il Comandante E. Bagnasco, per averci concesso di estrapolare alcuni pezzi e alcune immagini dal volume sopracitato.



 

E' forse il mezzo d'assalto italiano che si ricorda con più affetto (anche per il soprannome di "maiale") ed è certamente quello che ha ottenuto i maggiori successi.

ll Siluro a Lenta Corsa nasce nella mente di Teseo Tesei (avendo come esempio l'apparecchio di Paolucci e Rossetti) e di Elios Toschi già nel 1935; a quel tempo ambedue erano direttori di macchina su sommergibili (tipo H del I° Gruppo di base a La Spezia).

In sostanza si trattava di far condurre a due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi (autorespiratori), un siluro a bassa velocità, con una carica esplosiva da applicare in maniera occulta alla carena di una nave. Tale mezzo doveva essere poi depositato presso un punto prestabilito.

Lo Stato Maggiore della Marina, nei primi giorni di ottobre del 1935 diede l'ordine di avviarne la costruzione di un esemplare presso l'Officina Siluri di San Bartolomeo (La Spezia).

In realtà ne furono costruiti due esemplari, ricorrendo per quanto possibile a materiali e congegni di recupero. Il primo esemplare fu pronto il 2 Novembre 1935 e nelle prove in mare dette dei risultati non soddisfacenti, anche se incoraggianti. L'apparecchio n°2 ebbe due collaudi.Al primo (6 gennaio 1935) denotò problemi e fu risistemato per le prove del 28 Maggio 1936. Nel frattempo lo Stato Maggiore della Marina sin dal 17 Aprile dello stesso anno, aveva dato l'ordine di costruirne altri quattro esemplari.

Finita vittoriosamente la campagna d'Etiopia e allontanatasi la prospettiva di uno scontro con la Marina Inglese, l'interesse dello Stato Maggiore della Marina per lo sviluppo dei mezzi subacquei andò diminuendo e quindi diminuì anche l'addestramento del personale, sino a cessare definitivamente nell'agosto dello stesso anno.Gli operatori furono dispersi nelle normali destinazioni di servizio di bordo e di terra, i semoventi furono accantonati in un magazzino di San Bartolomeo.
Come già accennato, la realizzazione dei primi SLC venne effettuata utilizzando soprattutto materiali di recupero. Da normali siluri da 533 mm. del tipo in dotazione a sommergibili ed unità di superficie vennero utilizzati (modificandoli opportunamente) la testa, il corpo principale e la coda.E' risaputo che la progettazione, la realizzazione e l'impiego dei mezzi d'assalto subacquei furono costantemente coperti dal massimo segreto. Non si è in grado di indicare con sicurezza il numero di esemplari costruiti.

La velocità in superficie od in affioramento non variava sensibilmente da quella in immersione.

Per l'immersione il mezzo era fornito di due 'casse assetto', una a prora ed una a poppa, esauribili mediante la manovra di due pompe elettriche.La testa carica (singola o doppia) conteneva 260 Kg. circa di esplosivo, di cui il solo involucro pesava 68 Kg. circa.

L'impiego degli "S.L.C.", sia nelle prove e negli allenamenti sia nelle missioni eseguite, aveva evidenziato tali limitazioni, in parte d'origine del mezzo (per esempio il fatto che il secondo operatore viaggiava completamente in immersione durante l'azione), da considerare necessario procedere ad una completa rielaborazione del progetto originario.

Gli studi tecnici relativi vennero affidati al Maggiore del Genio Navale Mario Maciulli, con la collaborazione del Capitano G.N. Travaglino (anche sull'Olterra come responsabile dell'officina segreta) e con la consulenza dell'Ingegner Guido Cattaneo della C.A.B.I. di Milano, su specifiche fornite dal Comando della Xa Flottiglia MAS.

Avvalendosi anche della collaborazione della Direzione Armi Subacquee dell'Arsenale della Spezia, la realizzazione del prototipo venne curata dall'Officina Siluri di San Bartolomeo. Da qui la denominazione ufficiale del nuovo tipo di semovente : Siluro San Bartolomeo (S.S.B.)

Gli unici S.S.B. effettivamente impiegati furono solo quelli di costruzione "San Bartolomeo" di cui due risulta siano rimasti al La Spezia ed uno inviato in Adriatico a Venezia, dove venne ritrovato alla fine della guerra. I due S.S.B. della Spezia vennero assegnati al "Gruppo Operativo della Castagna" una vecchia batteria posta sul lato occidentale della rada – della Xa Mas. Agli ordini del T.V. Augusto Jacobacci (pilota dei S.S.B.), già designato per l'azione contro Gibilterra pianificata per il 2 ottobre 1943.

MOTOSCAFI ESPLOSIVI

Abbreviato familiarmente in "emme" nell'ambiente dei Mezzi d'Assalto, divenne alla fine del 1941 , il tipo di barchino esplosivo "standard" della " Xa Mas" e fu anche quello di cui venne costruito il maggior numero di esemplari.

Armamento: carica esplosiva: da circa 300-350 kg. di Tritolital (derivazione potenziata del Tritolo), contenuta in un contenitore cilindrico. Una volta fissato l'obiettivo il mezzo veniva lanciato contro di esso, dopo aver bloccato il timone. Fatto ciò il pilota si sganciava e si calava in mare su una piccolo salvagente. Una volta colpita la nave nemica, la carica esplodeva dopo aver raggiunto una certa profondità per recare più danni possibili.

Versione ridotta dei normali motoscafi esplosivi (nome in codice "erre").

Definito convenzionalmente " Progetto Omega", la prima configurazione del nuovo mezzo venne approvata nel gennaio. Era uno scafo di legno con carena a spigolo basso "V" prodiero da 6.5 metri di lunghezza e 2,2 di larghezza (con una altezza massima di era di 1,75metri).

Armamento: i siluri previsti erano due da 450 mm., ridotti a 3,2 metri di lunghezza. L'espulsione dei siluri avveniva verso poppa, mediante la spinta di una coppia di pistoni telescopici mossi da aria compressa, contenuta in bombole.
Versione migliorata degli M.T.S.: tra le migliorie apportate citiamo per esempio: l'incremento della lunghezza dello scafo, nuova forma della carena, riduzione dei siluri imbarcati e aumento dei motori (da uno a due).
Nuovo tipo di motoscafo, di dimensioni leggermente aumentate da 8,3 metri a 8,77 metri ( la lettera finale "A" della sigla sta a significare allargato). Armamento: un siluro, bombe di profondità e fumogeni.

Dislocavano circa 13 tonnellate in superficie e l'equipaggio era costituto solo da due uomini. L'armamento era composto da da due siluri da 450mm. Per essere operativo nella zona di guerra questi battelli avevano la necessità di essere trasportati da un mezzo avvicinatore con una autonomia maggiore del C.A.

PROTOTIPI MEZZI SPERIMENTALI E PROGETTI

Imbarcazione lunga 5 metri e largo circa una 20 di centimetri. In sostanza si voleva dare ai "Gamma" un mezzo trasportatore con un buon carico esplosivo, di facile manovra e che desse la possibilità di passare le ostruzioni nemiche. A differenza degli altri mezzi il pilota dirigeva il mezzo steso sulla plancia.
Ma questi non furono mai utilizzati dai "Gamma".

Prototipo mai realizzato si un semi-sommergibile, con scafo siluriforme dal diametro di circa 860 mm.
Armamento: uno o due siluri da 450mm appesi sotto lo scafo del mezzo. Necessitava anche di un mezzo avvicinatore (per esempio idrovolante).

Piccolo e veloce sommergibile del tipo tascabile, idoneo per operare fino a una profondità massima di 30m. Guidato da un unico operatore, provvisto di respiratore, doveva condurre il l'attacco con il puntamento a vista affiorando ogni tanto con la sola torretta (in termine tecnico la manovra è chiamata delfinata).

Si trattava di un mezzo di ragguardevoli dimensioni (larghezza fuori tutto - mt. 15,400, larghezza - mt. 4,300, velocità prevista circa 40/41 nodi) rispetto a quelle dei motoscafi siluranti sino ad allora costruiti.

Si voleva creare una imbarcazione offensiva dotata di migliori qualità nautiche e di un più potente armamento silurante con 4 siluri.
Nella foto lo SMA del t.v. Nesi e del g.m. Ilariucci in velocita' con il fumogeno in azione (Fonte: archivo Com. Nesi).

 

L'unico sito ufficiale dell' Associazione Combattenti Decima Flottiglia MAS, l'unico in assoluto, è quello che state vedendo, non perchè lo diciamo noi, ma perchè lo affermano gli avvenimenti del 3 Febbraio 2007, giorno in cui sono state fatte delle elezioni regolarissime in base allo Statuto vigente, seguendo tutti i dettami e dalle quali è risultato Presidente eletto, l'aiutante di bandiera del Comandante Junio Valerio Borghese, il Guardiamarina Bordogna Mario e gli elettori, secondo Statuto, sono stati i Veterani e gli Aderenti con i medesimi diritti e doveri e in regola con il diritto di voto.

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